Oggi ha una missione: parlare ai ragazzi

La storia di Giorgia, quasi morta per mezza pasticca di ecstasy

Era il '99, aveva solo 17 anni: una notte in discoteca come tante. La voglia, quasi «innocente», di sballarsi. Si salva per miracolo. Oggi gira l'Italia per raccontare la sua storia e sensibilizzare i giovani sull'uso delle droghe

TORINO - «Per sei ore di sballo ho subito dieci anni di calvario. Stavo per morire. Invece sono rinata». Giorgia Benusiglio oggi ha 33 anni e gira lo Stivale in lungo e in largo per raccontare la sua storia e sensibilizzare i ragazzi sull'uso delle droghe. Era il '99, Giorgia aveva solo 17 anni: è in discoteca con il fidanzato e qualche amico. Le propongono mezza pasticca di ecstasy. La prova, così, senza pensarci troppo. L'effetto è da luna park: euforia alle stelle, libertà, leggerezza. Qualche ora dopo, improvvisamente, diventa gialla. Subito la corsa al pronto soccorso del Niguarda. Ha un'epatite fulminante, rischia di morire. Si salva solo perché da qualche altra parte Alessandra, anche lei giovanissima, resta uccisa in un incidente. Le trapiantano il suo fegato. 17 ore di intervento: si salva, per miracolo. «Alessandra», dice sempre Giorgia, «è parte di me».

Salva due volte
Da quel momento la vita di Giorgia cambia per sempre. Continui controlli, altre operazioni, il rigetto. Poi un altro shock: le trovano un tumore maligno, altra conseguenza del suo essere stata trapiantata. Ma proprio il suo via vai dagli ospedali permette ai medici di scoprirlo per tempo. Di nuovo salva. I suoi genitori continuano a chiedersi dove hanno sbagliato. Eppure lei è convinta che non abbiano sbagliato affatto. Una famiglia unita, premurosa, attenta. «Semplicemente i ragazzi vivono in contesti complessi» dice.

Gli studi e la sua «missione»
Studia, si specializza, si laurea in Scienze della Formazione con una tesi, neanche a dirlo, sulla psicologia della famiglia dal titolo "Relazioni e comportamenti a rischio in adolescenza». La sua diventa una vera missione: in quel letto di ospedale, sospesa tra la vita e la morte, aveva promesso a suo padre che se fosse sopravvissuta sarebbe andata in giro per le scuole a parlare con i ragazzi. Nessun moralismo, solo una verità che ha bisogno di essere raccontata. È quello che fa da oltre dieci anni.

Collaborazioni illustri
Oggi è un'autorità indiscussa in materia: ha collaborato con la Comunità di San Patrignano, con don Mazzi, con la Kayros di don Burgio, il cappellano del carcere minorile Beccaria, segue progetti di lavoro con psicologi, detenuti, educatori. Le sue conferenze sono piene di giovani e giovanissimi che la ricoprono di domande, spesso in forma anonima. In America le hanno persino conferito l'importante premio Melvin Jones Fellow. Nel 2010 ha raccontato in un libro («Vuoi trasgredire? Non farti!») la sua odissea, che è diventata la sua liberazione.

Ospite al Sermig di Torino
Il prossimo appuntamento in cui è possibile incontrarla e ascoltare la sua storia all’Università del Dialogo del Sermig a Torino giovedì 12 novembre alle 18,45, negli spazi dell’Arsenale della Pace. L’Università del Dialogo è lo spazio di formazione permanente del Sermig, nato con l'obiettivo di riflettere sulle grandi sfide dell'esistenza. Negli ultimi anni, l’Università ha ospitato figure di ogni orientamento, credenti e non credenti, nel campo della cultura e dei media, dell’economia e della politica, della solidarietà e dell’arte. Raffaele Cantone, Alessandro D’Avenia, Antonia Arslan, Mario Calabresi, Susanna Tamaro, Arturo Brachetti, Maria Rita Parsi, Pupi Avati, solo per citarne alcuni. L'incontro, ad ingresso libero, sarà trasmesso anche in diretta streaming sul sito www.sermig.org/diretta.