Cinema

«Felice chi è diverso», l'omosessualità in Italia dal fascismo ad oggi

Nel documentario di Gianni Amelio ci sono 20 interviste ad anziani gay, e contemporaneamente la ricostruzione, attraverso materiali d'archivio, di come questo tema sia stato visto e raccontato nella società italiana, dal ventennio in avanti

ROMA - Come è cambiato il rapporto degli italiani con l'omosessualità, dal fascismo ad oggi? E' la domanda a cui vuole rispondere Gianni Amelio nel documentario «Felice chi è diverso», in uscita nei cinema.

Nel video ci sono 20 interviste ad anziani omosessuali, e contemporaneamente la ricostruzione, attraverso materiali d'archivio, di come questo tema sia stato visto e raccontato nella società italiana, dal ventennio in avanti. «C'è chiaramente una differenza che salta agli occhi tra la violenza della stampa, dei cinegiornali, qualche volta involontaria di certi film o trasmissioni televisive, e la pulizia, l'onestà, la sincerità con cui i singoli vivevano le loro storie». Per Amelio la guerra all'omofobia in Italia è ancora lunga.

«E' forse necessaria, come dice sempre uno dei miei testimoni, è forse necessaria una guerra di culture che dovrebbe ancora essere combattuta». Per il regista questo cambiamento culturale dovrebbe coinvolgere tutti. «Il cambiamento dovrebbe partire da ciascuno di noi: il fatto che noi spesso deleghiamo alle istituzioni cose che non vogliamo fare, e quindi diciamo: dovrebbe farlo la scuola, o la famiglia o lo stato. No, dobbiamo farlo noi».

E Papa Francesco, in questo senso, ha dato un grande contributo, affermando: «'Chi sono io per poter giudicare un omosessuale?'. Ha già fatto dei passi che fanno sperare molto e se da quel pulpito altissimo venisse qualche altra parola sarebbe una grande vittoria credo».

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